Il crossover elettronico è un dispositivo che assolve il compito di coordinare il funzionamento di alto-parlanti di tipo differente (subwoofer, woofer, midrange, tweeter, ecc.) affinché essi possano combinare la propria risposta elettroacustica in modo da ottenere un sistema di diffusione acustica delle caratteristiche desiderate in termini di gamma di frequenze, linearità di risposta, distorsione, e così via.


L’esigenza della introduzione di un simile apparato in un impianto audio “a gamma estesa” nasce dalle seguenti considerazioni:

  1. non esiste un altoparlante in grado di restituire convenientemente, senza cioè evidenziare limiti in termini di dispersione, distorsione, eccetera, tutta la gamma dei suoni percettibili (da 20 a 20.000 Hz);
  2. la diversa tecnica costruttiva dei vari tipi di altoparlanti obbliga a fare in modo da evitare o quantomeno limitare drasticamente di alimentare il singolo altoparlante con componenti di segnale di frequenza estranea alla sua gamma di competenza;
  3. ben difficilmente l’entità della pressione sonora emessa dai vari altoparlanti scelti per comporre un sistema di altoparlanti, a parità di condizioni (livello del segnale di ingresso, distanza di valutazione, angolatura rispetto all’asse principale), coincide al decibel;
  4. la risposta in frequenza di un altoparlante, anche per effetto della sua collocazione in ambiente, evidenzia talora disuniformità, cali o enfasi di risposta, andamenti in salita o discesa, su cui è possibile intervenire per via elettronica;
  5. l’ingombro fisico degli altoparlanti non consente l’ottenimento di un sistema con un’unica origine dei suoni (sorgente puntiforme), e ciò determina degli sfasamenti di segnale differenziati, di particolare rilevanza quando questo si verifica per altoparlanti che emettono nella medesima gamma di frequenze.

Come conseguenza, i compiti di un crossover elettronico sono i seguenti:

  • filtraggio elettrico;
  • bilanciamento e linearizzazione della risposta acustica sia parziale (dei singoli altoparlanti) che complessiva del sistema;
  • correzione di sfasamenti e ritardi temporali nelle emissioni dei singoli altoparlanti.

Come tale, l’alquanto diffusa accezione di “filtro crossover” non è decisamente la più adatta a definire un dispositivo come il crossover.

Un crossover elettronico è un apparato dotato di uno o più ingressi a banda intera (da 20 Hz a 20.000 Hz) e due o più uscite a banda ridotta.

Il numero delle vie di un crossover elettronico coincide con il numero di segnali, disponibili su altrettante uscite dell’apparato ed associate ai vari tipi di altoparlante, derivanti dall’esecuzione sul segnale di ingresso delle varie operazioni sopra elencate, filtraggio, bilanciamento, linearizzazione, eccetera. Il crossover elettronico, differentemente da quello passivo di cui sono dotati la gran parte dei diffusori acustici a due o più vie, opera a livello di linea e dunque deve essere inserito dopo l’unità che accetta gli ingressi dalle varie sorgenti e ne uniforma il livello elettrico, nel caso più semplice un preamplificatore. Ne deriva che ad un crossover elettronico dovranno essere associati un numero di amplificatori di potenza (almeno) pari al suo numero di vie, questo tipicamente per ogni suo canale. Ad esempio, un crossover elettronico a tre vie richiederà tre amplificatori di potenza (vedi Fig. 1).

Fig. 1 – Sistema audio con diffusore acustico a tre vie dotato di crossover passivo (a); si-stema audio con crossover elettronico a tre vie (b)

 

Per questo motivo, un sistema audio in cui figura un crossover elettronico si dice che impiega una multiamplificazione.
Si osserva che non bisogna confondere il numero di altoparlanti con il numero delle vie perché non sempre essi coincidono. E’ il caso ad esempio quando si impiegano in abbinamento (serie o parallelo) più altoparlanti per riprodurre con maggiore intensità sonora una stessa gamma di frequenza. Anche il numero di amplificatori finali di un impianto di diffusione acustica può essere superiore al numero di vie del crossover elettronico. Ciò accade ad esempio nella sonorizzazione di grandi spazi, quando ad una uscita del crossover sono collegati più amplificatori di potenza, ciascuno dei quali in grado di pilotare uno o più altoparlanti di tipo identico.

Strutturalmente, il crossover è composto in generale da tante sezioni quante sono le vie del sistema di diffusione acustica in cui è chiamato a operare; ogni sezione riceve in ingresso il medesimo segnale ed è incaricata di eseguire su di esso un certo numero di funzioni. Il compito principale di un crossover elettronico è la ripartizione delle componenti di segnale in funzione della loro frequenza, in rapporto alle esigenze applicative e progettuali. Pensando ad un sistema di diffusione acustica a tre vie, la gamma audio può venire suddivisa in tre parti, ad esempio bassi, medi e alti, impiegando woofer, midrange e tweeter, oppure bassi profondi, medio-bassi e medio-alti, impiegando subwoofer, mid-woofer e tweeter. Differentemente da quanto erroneamente ritenuto, un tale genere di suddivisione concerne soprattutto l’ambito acustico: con l’ausilio del crossover, ogni altoparlante deve essere in grado di assumersi la competenza della riproduzione di componenti di frequenze appartenenti all’intervallo ad esso assegna-to nella suddivisione. Il risultato da perseguire deve essere una combinazione dei contributi dei vari altoparlanti tale da sod-disfare i requisiti di partenza in termini di uniformità ed estensione di risposta, distorsione, eccetera.

Quello che accade in ambito elettrico riveste una sua importanza solo in relazione all’efficacia nell’azione di limitazione delle componenti di frequenze estranee alla gamma di funzionamento degli altoparlanti, ciò che in gergo tecnico è noto come “filtraggio”. A seconda delle necessità, un crossover può eseguire vari tipi di filtraggio:

  • filtraggio passa-basso (vedi fig. 2a) in grado di lasciar transitare con minima attenuazione solo segnali di frequenza inferiore ad una certa frequenza-limite detta frequenza di taglio;

Fig. 2a – Filtraggio tipo passa-basso; con Ft è indicata la frequenza di taglio

 

  • filtraggio passa-alto (vedi fig. 2b) in grado di lasciar transitare con minima attenuazione solo segnali di frequenza superiore ad una certa frequenza-limite detta ancora una volta “frequenza di taglio”;
  • filtraggio passa-banda (vedi fig. 2c), in grado di lasciar transitare con minima attenuazione solo segnali di frequenza appartenente ad un certo intervallo, delimitato inferiormente da una frequenza-limite detta frequenza di taglio inferiore e superiormente da una frequenza-limite detta frequenza di taglio superiore.

Fig. 2b – Filtraggio tipo passa-alto; con Ft è indicata la frequenza di taglio

Fig. 2c – Filtraggio tipo passa-banda; con Ft1 ed Ft2 sono rispettivamente indicate le frequenze di taglio inferiore e superiore

 

Per ragioni legate a limiti realizzativi del crossover, a dispetto della sua stessa denominazione un’azione di filtraggio non è mai in grado di bloccare i segnali delle frequenze indesiderate ma solo di attenuarli più o meno consistentemente. Questo spiega perché una delle caratteristiche salienti di ogni filtraggio reale è la sua pendenza di attenuazione (o le sue pendenze di attenuazione inferiore e superiore nel caso di filtraggio passa-banda), la cui unità di misura è il dB/ottava (una ottava è un intervallo di frequenze il cui limite superiore è pari a 2 volte il limite inferiore). In pratica, un filtraggio passa-basso con frequenza di taglio di 500 Hz ed attenuazione di 12 dB/ottava, non sarà in grado di arrestare completamente un segnale di frequenza 1 kHz (cioè di un’ottava superiore alla sua frequenza di taglio) ma ne determinerà una attenuazione di 12 dB, ovvero ne ridurrà il livello di quattro volte. Più elevata è la pendenza di attenuazione, a parità di frequenza di taglio, maggiore è la cosiddetta selettività del filtraggio, ovvero tanto maggiore sarà la sua abilità nel ridurre ai minimi termini componenti di frequenza indesiderata.

La pendenza di attenuazione è solitamente un multiplo di 6 ed il valore di tale multiplo definisce l’ordine del filtraggio; così, il filtraggio passa-basso dell’esempio di cui sopra può essere definito “del secondo ordine” (vedi Fig. 3).

Fig. 3 – Pendenze di attenuazione in un filtro passa-alto

 

Parrebbe a questo punto emergere che l’ordine è anche un fattore di qualità del filtraggio, poiché quanto più elevato è suo valore, tanto più selettivo è il filtraggio.  Ciò corrisponde certamente al vero per quanto attiene all’azione di limitazione delle componenti di frequenza estranea alla gamma di funzionamento dell’altoparlante (e che ha positivi risvolti sulla sua tenuta in potenza), ma nella pratica è da considerare che un filtraggio molto selettivo non è necessaria-mente il più adatto per perseguire il fine ultimo di un crossover, che è quello di consentire il raggiungimento degli obiettivi preposti, tra i quali il corretto abbinamento “acustico” degli altoparlanti specializzati impiegati.

Oltre alla tipologia di filtraggio, il crossover elettronico spesso consente di selezionarne la cosiddetta famiglia di appartenenza: frequenti sono precisazioni del tipo “filtraggio Butterworth” oppure “filtraggio Linkwitz” seguito dall’ordine dello stesso. Al proposito, si può affermare che, a parità di tipo, di ordine e di frequenza di taglio, filtraggi di fami-glia diversa si differenziano per peculiari comportamenti nel trattare segnali di frequenze situate nell’intorno della frequenza di taglio (vedi Fig. 4).

Fig. 4 – Risposte in frequenza di vari filtraggi passa-basso del secondo ordine con medesima fre-quenza di taglio (indicata con Ft)

 

A scanso di equivoci è bene precisare che è anche possibile realizzare filtraggi la cui risposta in frequenza ha un andamento intermedio tra quelli indicati e la cui importanza non è per questo inferiore a quella dei filtri con propria denominazione di famiglia. Infatti, come già ribadito in precedenza in merito alla presunta superiorità di filtraggi di ordine elevato, anche parlando di caratteristiche di filtraggio a parità di ordine non è lecito attribuire preferenze senza scendere nello specifico di un sistema di diffusione sonora, prescindendo dall’impatto delle varie soluzioni sulla risposta elettroacustica dello stesso. E’ piuttosto da considerare che l’azione di filtraggio dei livelli di segnale si accompagna sempre ad uno sfasamento differenziato a seconda della frequenza considerata (vedi Fig. 5).

Fig. 5 – Sfasamento introdotto da vari filtraggi passa-basso del secondo ordine con medesima fre-quenza di taglio (indicata con Ft)

 

L’azione di filtraggio nelle varie sezioni di un crossover si dice simmetrica se la famiglia dei filtraggi è la medesima e coincidenti sono le rispettive frequenze di taglio (Fig. 6).

Fig. 6 – Filtraggi passa-alto e passa-basso a incrocio simmetrico

 

Una tale caratteristica, ritenuta un tempo auspicabile, non è ritenuta rilevante alla luce delle attuali conoscenze. Passando a considerare le altre funzioni del crossover elettronico, bilanciamento e linearizzazione delle risposte dei vari altoparlanti vengono ottenute tramite il ricorso ad equalizzatori di ampiezza e fase, unitamente ad una opportuna regolazione del volume di uscita delle singole vie.  Due tipici esempi di equalizzatori di ampiezza sono dati dai cosiddetti filtraggi shelving e notch. L’equalizzazione “shelving” (vedi Fig. 7) attenua ogni componente sonora che abbia una frequenza inferiore o superiore ad un determinato intervallo. La sua risposta in frequenza presenta un andamento a due piani, da cui l’analogia con i ripiani di una biblioteca (in inglese”shelf”).

Fig. 7 – Equalizzazione “shelving”. la gamma di intervento può essere situata a destra o a sinistra della frequenza caratteristica

 

Le coordinate di una equalizzazione di questo genere sono la frequenza di intervento e l’altezza dello “scalino” nella risposta in frequenza (“shelf depth”). L’utilità di un simile intervento si riscontra allorquando la curva di risposta in frequenza dell’altoparlante presenta un andamento non uniforme, correggibile con l’indicato abbassamento di li-vello selettivo. L’equalizzazione notch (vedi Fig. 8) consiste viceversa nell’introduzione di una attenuazione selettiva di tutte le frequenze che cadono all’interno di un intervallo di frequenze posto all’interno della banda passante dell’altoparlante.

Fig. 8 – L’equalizzazione “notch” serve per limitare drasticamente l’esuberanza di risposta in un altoparlante

 

Le coordinate di una equalizzazione di questo genere sono la frequenza centrale di intervento, l’ampiezza dell’intervallo di intervento e la sua profondità, entrambi espressi in decibel. La convenienza nell’impiego di una equalizzazione di questo genere si verifica quando un altoparlante presenta una marcata enfasi nella propria risposta in frequenza. Affinché l’intervento sia efficace, è fondamentale che la frequenza centrale, la profondità e la larghezza del notch (letteralmente incavo, in-taglio) corrispondano con precisione alla frequenza di colmo dell’enfasi, all’altezza del picco di risposta ed alla sua estensione in frequenza. Va detto che come ogni azione di filtraggio, anche l’equalizzazione di ampiezza comporta l’introduzione di sfasamenti differenziati per frequenza.

L’importanza del tenere sotto controllo gli sfasamenti cui sono soggette le varie componenti di segnale una volta percorso il rispettivo cammino nelle sezioni del crossover, deriva dal fatto che dette compnenti devono essere riprodotteda due altoparlanti la cui gamma di frequenze operativa è adiacente. In questo contesto, la rilevanza dello sfasamento tra i segnali è intuibile, basti solo pensare a ciò che ac-cade alla sovrapposizione di due segnali identici ma in opposizione di fase (sfasamento pari a 180°).  Talora si rende pertanto necessario compensare mediante una equalizzazione di fase, che lascia invece inalterati i livelli, quantomeno nella gamma di frequenze di interesse. La difficoltà nella scelta dei tipi di filtraggio da adottare, così come nelle entità degli interventi di equalizzazione sui segnali da inviare ai vari altoparlanti di un sistema di diffusione acustica deriva dalla necessità forse innaturale di dover procedere a ritroso: prima la scelta delle modalità della ripartizione elettroacustica delle frequenze tra le vie e gli altoparlanti, poi tutto il resto.

Una pratica alternativa, spesso efficace ma non sempre in grado di condurre alla soluzione ottimale, consiste nel fissare prima le caratteristiche dei filtraggi nel dominio elettrico e quindi aggiustarne i parametri in funzione dell’ottenimento di una risposta in frequenza, misurata mediante un microfono ed un analizzatore audio, dall’andamento desiderato, sempre prestando attenzione a non eccedere i limiti di funzionamento degli altoparlanti, in particolare la frequenza inferiore di tweeter e mid-range (vedi esempio in Fig. 9).

Fig. 9 – Caratteristiche da rispettare per l’ottenimento di una risposta in frequenza uniforme in un siste-ma di altoparlanti a due vie: incrocio acustico Linkwitz del 4° ordine

 

Operando sul segnale a livello di linea, il crossover elettronico deve essere inserito tra mixer o preamplificatore ed amplificatori finali. Il collegamento avviene tipicamente per mezzo di linee bilanciate, sia in ingresso come in uscita.